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Piazza Giochi - Massimo Ferrero

Piazza Giochi

home > distribuzione > piazza giochi

INFO

Regia: Marco Costa
Cast: Luca Ward, Susanna Smit, Lorenzo De Angelis, Andrea Montovoli, Cecilia Albertini, Laura Adriani, Fabrizio Sabatucci, Laura Glavan, Nausica Benedettini, Cecilia Albertini, Susanna Smit, Laura Adriani, Alessandra Valenti, Dino Giarrusso
Genere: Commedia
Anno: 2010
Durata: 100min

Trama

Piazza Giochi è una produzione cinematografica di Massimo e Vanessa Ferrero.

Quando la madre, un'ostetrica un po' alternativa, finisce in coma per un aneurisma, la sedicenne Cassandra si ritrova nella casa del padre palazzinaro che non vede da dieci anni, in compagnia di una matrigna e di una sorellastra coetanea e scatenata di nome Aurora. La ragazza viene quindi introdotta nel mondo della romana piazza Giochi Delfici, luogo di ritrovo dei giovani della zona, e presentata come una specie di creatura esotica, ma Cassandra dimostra di sapersi ambientare fin troppo bene.

Il trentaduenne Marco Costa, dopo essersi affacciato su paesaggi audiovisivi più sperimentali (Il IV sesso), presta ora ascolto ad una personale inclinazione per la commedia e -perché no- alla lusinga del film generazionale suscettibile di sonoro incasso e gioca con il materiale umano di una nostrana Orange County, impegnandosi con discreto successo nel gioco di dribbling delle facili accuse di emulazione. Si sforza dunque di scartare il confronto con Moccia e affini, innanzitutto citando esplicitamente il collega (che è un po' come non nascondere a forza i panni sporchi, sebbene farne bella mostra non li ripulisca magicamente) e poi optando per una sincerità dell'affresco che, pur guardandosi bene dal non oltrepassare il limite del leggerissimo e pur non conoscendo sana cattiveria, resta il pregio del film e si può farselo bastare.
Il problema è nella premessa, ovvero nella contraddizione di fondo per cui la protagonista, in realtà, è tutt'altro che estranea all'ambiente che incontra: è una finta Cenerentola e, come tale, una mina letale per la credibilità del tutto.
A meno che il regista (ed è un atto di fiducia), più o meno inconsciamente, non ci stia fornendo una pillola di squisita verità. Quel che salta all'occhio, infatti, nel ritratto dei rampolli di questa borghesia romana arricchita e senza storia né cultura, è l'inossidabile patto endogamico, di cui la relazione tra Aurora e il cugino di primo grado Nico non è che la punta emersa dell'iceberg. La fedeltà alla tribù d'appartenenza, alla casta (degli intoccabili figli di parlamentari e compagnia), perpetua il benessere e il potere della stessa e illustra, meglio di ogni dialogo pseudosociologico sulla parabola del divertimento a tutti i costi, l'immutabilità di un fenomeno che si ripete di generazione in generazione e l'indolenza di un mondo che non conosce (vera) alternativa. Poi la recitazione lascia a desiderare e non sarà un po' di mascara colato a renderci acritici di fronte ad un discutibilissimo condono finale salvatutti.

INFO

Regia: Marco Costa
Cast: Luca Ward, Susanna Smit, Lorenzo De Angelis, Andrea Montovoli, Cecilia Albertini, Laura Adriani, Fabrizio Sabatucci, Laura Glavan, Nausica Benedettini, Cecilia Albertini, Susanna Smit, Laura Adriani, Alessandra Valenti, Dino Giarrusso
Genere: Commedia
Anno: 2010
Durata: 100min

Trama

Piazza Giochi è una produzione cinematografica di Massimo e Vanessa Ferrero.

Quando la madre, un'ostetrica un po' alternativa, finisce in coma per un aneurisma, la sedicenne Cassandra si ritrova nella casa del padre palazzinaro che non vede da dieci anni, in compagnia di una matrigna e di una sorellastra coetanea e scatenata di nome Aurora. La ragazza viene quindi introdotta nel mondo della romana piazza Giochi Delfici, luogo di ritrovo dei giovani della zona, e presentata come una specie di creatura esotica, ma Cassandra dimostra di sapersi ambientare fin troppo bene.

Il trentaduenne Marco Costa, dopo essersi affacciato su paesaggi audiovisivi più sperimentali (Il IV sesso), presta ora ascolto ad una personale inclinazione per la commedia e -perché no- alla lusinga del film generazionale suscettibile di sonoro incasso e gioca con il materiale umano di una nostrana Orange County, impegnandosi con discreto successo nel gioco di dribbling delle facili accuse di emulazione. Si sforza dunque di scartare il confronto con Moccia e affini, innanzitutto citando esplicitamente il collega (che è un po' come non nascondere a forza i panni sporchi, sebbene farne bella mostra non li ripulisca magicamente) e poi optando per una sincerità dell'affresco che, pur guardandosi bene dal non oltrepassare il limite del leggerissimo e pur non conoscendo sana cattiveria, resta il pregio del film e si può farselo bastare.
Il problema è nella premessa, ovvero nella contraddizione di fondo per cui la protagonista, in realtà, è tutt'altro che estranea all'ambiente che incontra: è una finta Cenerentola e, come tale, una mina letale per la credibilità del tutto.
A meno che il regista (ed è un atto di fiducia), più o meno inconsciamente, non ci stia fornendo una pillola di squisita verità. Quel che salta all'occhio, infatti, nel ritratto dei rampolli di questa borghesia romana arricchita e senza storia né cultura, è l'inossidabile patto endogamico, di cui la relazione tra Aurora e il cugino di primo grado Nico non è che la punta emersa dell'iceberg. La fedeltà alla tribù d'appartenenza, alla casta (degli intoccabili figli di parlamentari e compagnia), perpetua il benessere e il potere della stessa e illustra, meglio di ogni dialogo pseudosociologico sulla parabola del divertimento a tutti i costi, l'immutabilità di un fenomeno che si ripete di generazione in generazione e l'indolenza di un mondo che non conosce (vera) alternativa. Poi la recitazione lascia a desiderare e non sarà un po' di mascara colato a renderci acritici di fronte ad un discutibilissimo condono finale salvatutti.

INFO

Regia: Marco Costa
Cast: Luca Ward, Susanna Smit, Lorenzo De Angelis, Andrea Montovoli, Cecilia Albertini, Laura Adriani, Fabrizio Sabatucci, Laura Glavan, Nausica Benedettini, Cecilia Albertini, Susanna Smit, Laura Adriani, Alessandra Valenti, Dino Giarrusso
Genere: Commedia
Anno: 2010
Durata: 100min

Trama

Piazza Giochi è una produzione cinematografica di Massimo e Vanessa Ferrero.

Quando la madre, un'ostetrica un po' alternativa, finisce in coma per un aneurisma, la sedicenne Cassandra si ritrova nella casa del padre palazzinaro che non vede da dieci anni, in compagnia di una matrigna e di una sorellastra coetanea e scatenata di nome Aurora. La ragazza viene quindi introdotta nel mondo della romana piazza Giochi Delfici, luogo di ritrovo dei giovani della zona, e presentata come una specie di creatura esotica, ma Cassandra dimostra di sapersi ambientare fin troppo bene.

Il trentaduenne Marco Costa, dopo essersi affacciato su paesaggi audiovisivi più sperimentali (Il IV sesso), presta ora ascolto ad una personale inclinazione per la commedia e -perché no- alla lusinga del film generazionale suscettibile di sonoro incasso e gioca con il materiale umano di una nostrana Orange County, impegnandosi con discreto successo nel gioco di dribbling delle facili accuse di emulazione. Si sforza dunque di scartare il confronto con Moccia e affini, innanzitutto citando esplicitamente il collega (che è un po' come non nascondere a forza i panni sporchi, sebbene farne bella mostra non li ripulisca magicamente) e poi optando per una sincerità dell'affresco che, pur guardandosi bene dal non oltrepassare il limite del leggerissimo e pur non conoscendo sana cattiveria, resta il pregio del film e si può farselo bastare.
Il problema è nella premessa, ovvero nella contraddizione di fondo per cui la protagonista, in realtà, è tutt'altro che estranea all'ambiente che incontra: è una finta Cenerentola e, come tale, una mina letale per la credibilità del tutto.
A meno che il regista (ed è un atto di fiducia), più o meno inconsciamente, non ci stia fornendo una pillola di squisita verità. Quel che salta all'occhio, infatti, nel ritratto dei rampolli di questa borghesia romana arricchita e senza storia né cultura, è l'inossidabile patto endogamico, di cui la relazione tra Aurora e il cugino di primo grado Nico non è che la punta emersa dell'iceberg. La fedeltà alla tribù d'appartenenza, alla casta (degli intoccabili figli di parlamentari e compagnia), perpetua il benessere e il potere della stessa e illustra, meglio di ogni dialogo pseudosociologico sulla parabola del divertimento a tutti i costi, l'immutabilità di un fenomeno che si ripete di generazione in generazione e l'indolenza di un mondo che non conosce (vera) alternativa. Poi la recitazione lascia a desiderare e non sarà un po' di mascara colato a renderci acritici di fronte ad un discutibilissimo condono finale salvatutti.